Si possono immaginare svariati approcci alle forme del vissuto religioso di una regione; la Basilicata, poi, già nella storia controversa del suo nome, sembra evocare un passato intriso di forti connotazioni religiose, sia che questo toponimo derivi dalla nutrita presenza in zona dei monaci basiliani provenienti dall'Oriente ortodosso, sia che esso abbia voluto indicare la Terra della Basilica, riferendosi in particolare alla Cattedrale di Acerenza, vecchia di nove secoli. Numerosi percorsi, dunque, sono possibili nelle trame sotterranee della storia di un territorio che unisce in se delle caratteristiche apparentemente dissonanti: l'apertura verso l'esterno, la condizione di terra di nessuno e proprio per questo aperta agli arrivi sempre rinnovati di popoli e culture e, per contrasto, l'atavico isolamento delle sue comunità, condizionato dal reticolo geografico di questa regione, solcata in un senso dalle scarse acque dei fiumi che la percorrono, e nell'altro dai capricci altimetrici dell' Appennino.

 

Ne risulta un mosaico caratteristico, formato da maglie capaci di tenere prigionieri frammenti singolari delle culture che le hanno attraversate. Inutile dire che anche qui la potente irruzione della modernità ha indotto le  sue decisive modificazioni, alterando l’originario equilibrio e sostituendosi a ciò che di più comune unificava questi luoghi, ovvero la loro naturale immagine di terre di pastori e di contadini. Ma torniamo ormai ai nostri percorsi, seguendo le molteplici Ma se vogliamo esplorare tempi a noi guendo le molteplici presenze del sacro in questa regione. Se è vero che il primo segno manifesto nell'uomo del suo bisogno di sacro è rappresentato dall'atto di seppellire i propri defunti, allora questo può essere un buon motivo per leggere il discorso religioso in chiave archeologica: infatti, sulla Murgia materana ci si può imbattere nei resti tombali di comunità che già nel Neolitico abitavano questo territorio nei loro villaggi trincerati; possiamo diversamente ivolgerci, facendo un balzo in avanti di qualche millennio e un spostamento di poche decine di chilometri, alle vestigia della civiltà greca insediatasi nella piana di Metaponto, di cui si conservano, tra le altre cose, una Necropoli, quella Crucinia, e i ruderi dei templi di Zeus e di Hera,  più noti questi ultimi come le Tavole Palatine.

 

   Il sacro in Basilicata...

Ma se vogliamo esplorare tempi a noi più vicini, dobbiamo risalire fino ai secoli IX e X, e seguire l'arrivo dall'oriente dei monaci basiliani che, dalle coste adriatica e ionica e risalendo la regione lungo le fondovalli, vi diffusero l'impronta del monachesimo    bizantino; i suoi segni più evidenti sono ancora una volta sulla Murgia materana e nei Sassi, con le centinaia di chiese scavate nella roccia e affrescate secondo tipici stilemi di matrice orientale. Questa ricchezza, che si avvia a divenire meglio fruibile per il pubblico grazie all'istituzione del Parco delle Chiese     rupestri, ci induce ad adottare un'altra possibile chiave di lettura del sacro in Basilicata, quella artistico-architettonica.

Il "bianco mantello di chiese che ricoprì l'Europa" a partire dall'anno Mille e dal la riforma cluniacense, ha lambito pure questa regione che anzi, nella Basilica cat tedrale di Acerenza e nella chiesa della Trinità a Venosa, rinnova in maniera del tutto insolita per l'Italia le caratteristiche più spiccate dell'architettura cluniacense.

 

E ancora vale la pena ricordare la multiforme e varia presenza del romanico in regione, senza dimenticare che anche qui si sono fatti sentire gli influssi, nelle catte drali e nei castelli, della grande opera delle maestranze provenienti dai cantieri di Federico II.

 

 

   ... e il folklore

Omettendo di addentrarci in tutta l'opera del Barocco locale, c;serviamo adesso di una ulteriore possibile chiave di lettura di questo percorso nel sacro, ovvero quella antropologica e folklorica.

Forse è proprio adottando questo punto di vista che maggiormente si possono cogliere somiglianze e differenze presenti tra tutti i centri della regione; queste si materializzano nelle diverse forme rituali delle feste patronali; è in esse che in maniera più evidente si può avvertire il modo in cui ogni singola comunità ha rielaborato e intrecciato nel passato i significati della propria fede, della propria appartenenza al gruppo, i propri conflitti interni e quelli con l'esterno. Naturalmente i grandi cambiamenti del nostro secolo (primo fra tutti l'emigrazione, che ha aspirato la gran parte delle genti di questi paesi nel vortice delle grandi città del nord e di oltreconfine) non potevano non avere ripercussioni nelle manifestazioni del sacro di queste comunità che sebbene conservino le forme antiche della festa, del pellegrinaggio, della sacra rappresentazione, hanno subito profonde mutazioni nel loro valore sociale. La manifestazione religiosa, dunque, per chi vuole osservarla qui, in Basilicata, può diventare un modo per gettare uno sguardo tra le tante contraddizioni dei nostri giorni, per tentare una sintesi tra ritualità antica e sensibilità moderna, per fare un viaggio nel tempo senza perdere di vista le cose dell'oggi.

 

    Tra i sassi di Matera

    E' forse uno dei percorsi turistici più suggestivi, per l'atmosfera arcaica e mistica che questi siti fanno respirare. Scenario principe di questo patrimonio archeologico è la murgia materana nella quale la successione di chiese, cripte, grotte adibite a rudimentali abitazioni dove monaci ed eremiti trovavano la pace spirituale, sono la più concreta testimonianza di una ar monia perfetta tra l'elemento fisico-naturale e l'uomo con la sua cultura; un panorama, questo, arricchito dalla presenza di affreschi.  In tutti i casi è consigliata la presenza di una guida esperta dei luoghi per una visita completa e sicura.     Il patrimonio esistente ammonta a circa 120 chiese scavate sui fianchi dei burroni o nel masso tufaceo dei sassi; esse sono testimonianza dell'esigenza del culto e di un intenso insediamento monastico di epoca medioevale. Le comunità religiose giunsero in queste zone provenendo non solo da Oriente ma anche da Occidente, favorite dalle alterne vicende politiche della città. Matera fu infatti il punto di incontro di diverse fedi religiose (specialmente latina e greca), che vi giunsero alla ricerca di luoghi più sicuri, lasciando il segno della loro civiltà. Nella convivenza di queste due civiltà, la greca e la latina,    si distinguono le diversità delle chiese: le une a planimetria di tipo bizantino, con campate coordinate ad un centro; le altre, latine, con sviluppi rettilinei ed elementi improntati a geometrica regolarità. A volte vi sono chiese che, pur presentando un'impostazione latina, presentano elementi di tipo bizantino e viceversa. Le chiese rupestri sia urbane che rurali si presentano infatti con una planimetria varia ed armoniosa e ci permettono di delineare uno schema tipo nel quale si identificano gli spazi liturgici. Esse possono essere classificate in cripte eremitiche, lauriotiche e cenobitiche. E' scavato nella roccia il rifugio dell'eremita; l'asceterio, caratterizzato da modesti spazi ipogei, è ubicato in luogo isolato, generalmente distante dagli usuali percorsi pedonali, privo di elementi architettonici, corredato di un semplice giacitoio e di qualche nicchia per deporvi la lucernetta ad olio, forse un'icona e qualche oggetto utile alla vita quotidiana. La laura è invece composta da serie di grotte isolate nei pressi di una chiesa, unico punto di incontro degli eremiti dediti alla preghiera ed alla contemplazione. Nel cenobio infine la comunità monastica viveva secondo una regola alla quale il cenobita sottometteva ogni aspetto della vita religiosa e sociale. Queste complesse strutture si sviluppano con una serie di ambienti comunicanti, a volte posti su piani diversi. In quasi tutte le chiese sono presenti affreschi, aventi una importantissima funzione religiosa oltre che decorativa per l'elaborazione teologica che sottendono. Il misticismo domina la pittura rupestre del Materano. Il Cristo Pantocratore, la Madonna col Bambino ed i Santi sono motivi ricorrenti; essi appaiono quasi sempre appiattiti sulla parete con i lineamenti del    volto tirati, gli occhi immobili e fissi, lo sguardo lontano, ascetico.

 

  Il Pollino

Non è fuori luogo parlare del Pollino e del suo parco: parlare di esso significa spaziare alla scoperta di una storia millenaria, segnata dalla presenza greca e romana, dai resti di complessi difensivi e abitativi come l'acropoli di Cersosimo, da necropoli, sepolcreti e dai resti del monachesimo greco, come il Santuario della Madonna della Stella a San Costantino Albanese la Cappella della SS. Trinità di Viggianello con le cupole basiliane; e poi ancora chiese e cappelle, santuari come quello di S. Maria della Consolazione a Rotonda (Pz), i resti dell'abbazia cistercense di S. Maria del Sagittario di Chiaromonte, i resti del Convento del Ventrile, S. Maria del Piano a Episcopia, ancora i resti della Certosa di San Nicola a Francavilla in Sinni. Una ricca messe di testimonianze del saldo legame tra sacro e vita quotidiana in queste terre. Dunque la visita del parco non può essere frettolosa per tutte le risorse fruibili, per la grande varietà di interessi e di attrattive che il territorio è capace di mettere a disposizione e soprattutto per le suggestioni che esso sa offrire e che fanno nascere la voglia di soffermarsi sempre un momento di più, magari sotto l'abbraccio di un grande vecchio pino.

 

   Santuario di Santa Maria di Anglona Tursi

Il Sanulario di Santa Maria di Anglona, nelle vicinanze di Tursi, in provincia di Matera, sorge 11 dove un tempo era "Anglona", centro scomparso e verosimilmente risale all'XI secolo, perlomeno nella parte anteriore, mentre visibili sono alcuni ampliamenti operati fra il XIII e il XIV secolo.   La costruzione presenta un avancorpo su mi si apre un profondo portale ad archi a tutto centro decoratii sul portico sono incastrate alcune sculture medievaleggianti raffiguranti i quattro evangelisti ed un angelo, attribuiti ad uno scultore lucano del XIII secolo. Particolare rilievo ha l'abside con basamento a scarpa ed una bellissima finestra monofora, decorazioni ed archetti pensili. L'interno a tre navate, è ricchissimo di affreschi; sulla destra in particolare vi sono storie del Vecchio Testamento, di impostazione bizantina, databili al XII secolo. La chiesa è uno dei pochi esempi in Basilicata di edifici "colti" del periodo normanno Svevo, e per questo costituisce un importante caso di studio. L'8 Settembre, festa della Madonna di Anglona, il cui culto è tenuto in altissima considerazione da tutti i paesani, si è soliti andare alla chiesa della Vergine, posta sopra un ameno colle; dopo la messa e la processione, si consumano sull'erba le vettovaglie portate da casa, in particolare i tipici conigli e galletti ripieni. In passato nel giorno della festa era usanza che i fidanzati preparassero le cosiddette "ancine", consistenti nell'adornare con trine e merletti un mulo, caricarlo di ogni ben di Dio, farlo montare dalla fidanzata e dalla madre per condurle dal futuro sposo.

 

   L'abbazia di San Michele a Montescaglioso

L'Abbazia è localizzata nella parte alta del paese e vi si accede da un portale di ingresso rinascimentale. La fondazione dell'Abbazia ha origine da una donazione nor manna al monaci benedettini. Tutto il complesso è caratterizzato da due chiostri, quello occidentale e quello orientale, con una serie di colonne e pilastri polistili con capitelli scolpiti da lapicidi pugliesi del XVI secolo. Annessa alla Abbazia, la chiesa di S. Michele Arcangelo che occupa il lato est del chiostro occidentale. L'Abbazia ha subito nel tempo notevoli rifacimenti: il chiostro è un ammasso di ruderi, mentre la chiesa a tre navate è sorretta da pilastri quadrati. Con la ricostruzione della chiesa avutasi nel sec. XVI, le navate minori saranno sostituite da otto cappelle, quattro per lato e la navata centrale sarà impostata su colonne semicircolari: adiacente all'atrio d'ingresso si edificherà la nona cappella.

 

La festa patronale in Basilicata

Vi potrebbe capitare di trovarvi ad Accettura, piccolo centro montano della provincia di Matera, in una mattina di Pentecoste o nei giorni immediatamente successivi. Tutto vi direbbe, anche se non conosceste il paese, che non siete capitati in un giorno qualsiasi. Si festeggia infatti in quei giorni la festa del maggio che, a dispetto del nome, non indica il mese, bensì il tronco alto e robusto di un cerro, il re del bosco. In verità, secondo la tradizione religiosa, questa è la festa dedicata a San Giuliano martire     Illirico e patrono di Accettura. Ciò che colpisce il visitatore è l'animo degli abitanti, fortemente su di giri, anche grazie alle abbondanti innaffiate di vino locale: e non provate a rifiutarne, se vi viene offerto o un'occhiataccia vi testimonierà il fatto che alla festa non esistono spettatori, ma solo attori protagonisti. La festa del maggio assomma in sè significati di una festa religiosa e notevoli retaggi di un rituale pagano; esso celebrava la natura, il bosco e la loro fecondità. E i simboli silvani sono tuttora il     nucleo fondamentale della festa; centrale è il cosiddetto sposalizio del bosco, ovvero l'unione del maggio, il più vigoroso dei tanti tronchi di cerro che per la festa vengono abbattuti e trasportati in paese, con una cima di agrifoglio, la fronzuta e aggraziata regina del bosco. La festa si dilunga per tre giorni in un'atmosfera sovreccitata, che non di rado conduce a scoppi di ilarità e gioia, ma altrettanto spesso a gazzarre d'altri tempi, tutte per interne ad una ritualità consolidata. Potreste ugualmente trovarvi a Matera il giorno 2 di luglio, festa della Madonna della Bruna, patrona della città e così chiamato per via dell'icona bizantina che la rappresenta naturalmente, con la carnagione bruna. Se ce   la fate, con una levataccia potreste partecipare alla cosiddetta processione dei pastori, che dalle prime luci dell'alba si snoda tra i quartieri popolari della città. Un tempo, quando il paese era abitato da pastori e contadini, la processione raccoglieva realmente i pastori e rappresentava il momento di identificazione sociale di questo ceto. Parallelamente, per non dire in contrasto con la prima processione, si poneva la sfilata del carro trionfale che nelle ore serali della giornata vedeva protagonisti i contadini: costoro portavano in trionfo la statua della Madonna su quello che in origine era un carro da lavoro debitamente addobbato; col passar del tempo esso è divenuto un pregevole manufatto realizzato da artigiani cartapestai del luogo. Più recentemente, da quando cioè il binomio pastori-contadini è venuto a mancare, la sfilata del carro è divenuta la parte più importante`della festa; questa sfilata ha un epilogo che lascia esterrefatto il visitatore: il carro, infatti, dopo aver attraversato la città scortato da due ali di cavalieri, deposita la statua della Madonna nel Duomo della città, per far poi ritorno nella piazza principale; qui, in un'atmosfera elettrica, una folla letteralmente stipata si accalca per assistere all'evento; all'apice della tensione il carro, dopo una strenua resistenza, viene assaltato e distrutto da coloro che vogliono impossessarsi di un pezzo del manufatto e che, consapevolmente o meno, rievocano (pare) gli storici assalti dei Saraceni alla città. Si tratta di feste che si presentano al turista con una serie di scadenze temporali, con modalità spaziali e simbolismi molto simili e che sfociano nella forma rituale del pellegrinaggio. In ognuno di questi si assiste allo stesso movimento: il simulacro di un santo viene trasportato per le vie del paese e fatto ascendere, in processione, verso un'altura o una cima; di là, in un secondo momento sarà fatto scendere e rientrare in paese. E' evidente anche qui il significato simbolico legato ai ritmi dell'attività pastorale: lo spostamento nel tempo e nello spazio riproduce il movimento delle greggi, è il viaggio del pastore coi suoi luoghi e i suoi ritmi. In primavera il gregge si trasferisce in alto sulla montagna, negli stazzi. In autunno, invece, il viaggio si compie in discesa verso il clima più mite del fondovalle. E come centinaia di greggi appaiono i pellegrini che in tutto il periodo caldo, ma in particolare nella prima domenica di settembre, ascendono al monte di Viggiano, giunti da tutta la regione ma anche dalle zone limitrofe, fedeli nel rinnovare un culto e una devozione resistentissimi, pur nelle mutate condizioni sociali e culturali. Abbiamo scelto tre fra le tante possibilità che, in questo ambito, la Basilicata ci offre; al visitatore lasciamo il compito di esplorare e scovare altre suggestive manifestazioni di carattere religioso e della cultura di questi luoghi. La festa tra passato e presente. Si è spesso portati a pensare che le feste contadine di paese siano attualmente solo un retaggio, magari affascinante o divertente, di una cultura ormai estinta; si crede, cioè, che ogni festa riproponga una forma vuota, consolidata dalla tradizione ma prosciugata di significato. Non è cosi. Il significato di una festa, come per tutte le manifestazioni rituali e simboliche, non si lascia racchiudere dai gesti che la costituiscono. Che significato ha una festa di pastori e contadini, se questi non ci sono più? Al loro posto avremo gli emigranti, che magari trovano nella festa il momento di ritorno e identificazione con la comunità originaria; avremo gli abitanti di una città che sta scoprendo la propria vocazione turistica nella spettacolarità della festa una conferma di questa aspirazione. In questo sta il motivo della vitalità e della resistenza di tradizioni ormai slegate dalla vita di ogni giorno.