Leonardo De Lorenzo

 

 

 

 

 

 

 

Opere per flauto:

Rosina

La bella Wilhelmina

Gentilezza

Tristezza

La civettina

Romanza

 


Leonardo De Lorenzo
 
(Viggiano 1875 - Santa Barbara, California 1962)

INTRODUZIONE

Nel vastissimo ed eterogeneo panorama dei flautisti italiani dell'Ottocento e delle estreme frange di esso giunte fino alla metà del Novecento, la figura di Leonardo De Lorenzo si pone in una posizione di preminenza non solo per la qualità, la quantità e l'indiscusso valore intrinseco dell'opera svolta, ma per le valenze socio-culturali legate all'emigrazione di fine secolo e alla lenta sprovincializzazione dei musicisti appartenenti alla gloriosa, quanto sfortunata, cultura meridionale. Senza voler sollevare polemiche di natura storica è indubbio che l'assoluto splendore musicale della Napoli borbonica si andò rapidamente offuscando dall'unità d'Italia in avanti finendo in un contenitore, di pur nobilissimi fermenti in cui non si seppero più riconoscere le matrici originali, le sostanziali differenze, gli autonomi procedimenti di sviluppo. Divenne d'obbligo anche per "l'intellighenzia" come già per i braccianti agricoli, il divenire emigranti rivolgendo lo sguardo oltre i confini "dell'Europa delle Nazioni". Certamente diverse condizioni politiche, economiche e di sudditanza culturale non avrebbero mai consigliato la ricerca "altrove" di una identità a lungo e faticosamente cercata ed ora negata, ma Leonardo De Lorenzo comprese istintivamente la necessità di ampliare le proprie esperienze e consentire maggior respiro alle esigenze del suo messaggio artistico che andava disegnando una architettura di portata planetaria proprio in ragione della confluenza di diversi assi culturali che, coniugando la tradizione con le istanze più moderne, avrebbero informato la nuova generazione dei virtuosi.

 


Leonardo De Lorenzo

(Viggiano 1875 - Santa Barbara, California 1962)

INTRODUCTION

In the vast and extremely varied panorama of Italian flautists active from the nineteenth-century right through to the mid twentieth century, Leonardo De Lorenzo occupies a position of consequence. This is due not only to the quality, quantity and intrinsic importance of his work but also to the actual story of his life, which illustrates the social and cultural significance of immigration at the end of the last century, and the very gradual de-provincialization of the musicians belonging to the glorious - though luckless - civilization of southern Italy. Without wishing to be polemical about the historical consequences of the Unification of Italy, there is no denying that from that moment onwards the musical splendour of Bourbon Naples declined rapidly. Artistic ferment still survived, but the city had become a mere shell; the individuality of its roots, the differences in content and the independence of its development had all but vanished. And thus not only the agricultural labourers but also the "intelligentsia" found themselves obliged to emigrate and to cast their eyes beyond the narrow confines of the "Europe of Nations ". Under different political and economic conditions and a different situation of cultural subservience, artists would surely have never been obliged to look "elsewhere" for an identity long searched for and now denied. But Leonardo De Lorenzo instinctively understood the need to broaden his experience and give greater scope to his artistic message. For his was to be an edifice of truly global proportions, as different cultures concurred to form the new generation of virtuosos through a combination of tradition and the innovative contemporary requirements.

ASPETTI BIOGRAFICI

Nato a Viggiano, in provincia di Potenza nel cuore dell'antica Lucania il 29 Agosto 1875, iniziò lo studio del flauto ad otto anni e, seguendo la gloriosa tradizione delle "Bande meridionali", divenne flautista itinerante fino alla prima partenza per il "Nuovo Mondo" avvenuta all'età di sedici anni. In America trovò un ingaggio in un albergo di "Cerulean Springs" nel Kentucky, ma nel 1896 tornò in Italia per adempiere agli obblighi di leva prestando servizio ad Alessandria presso la Banda Militare diretta da Giovanni Moranzoni, padre del famoso direttore del Teatro Metropolitan di New York. Fu durante questo periodo che iniziò a comporre i celebri "Nove Grandi Studi" che rappresentano l'esempio primario della concezione tecnica intesa e pretesa da De Lorenzo. Dopo il servizio militare riprese a viaggiare in Italia, Germania, Inghilterra e nel lontano Sud Africa dove, a Città del Capo, ottenne all'età di 25 anni il suo primo posto stabile in orchestra ed operò, nel 1903, il cambio dal vecchio flauto al moderno modello ideato da Theobald Boehm. Qualche anno più tardi, nel 1907,fece ritorno a Napoli per completare gli studi ed ottenne i diplomi finali presso il prestigioso Conservatorio partenopeo. Forte dell'esperienza vissuta in campo internazionale e dell'ulteriore deludente rapporto con l'ufficialità della cultura musicale italiana all'età di 34 anni, nel 1909, partì ancora alla volta degli Stati Uniti dove l'anno successivo vide riconosciuto il suo valore ottenendo l'ambito posto di "Primo Flauto" nell'orchestra Filarmonica di New York diretta, a quel tempo, da Gustav Mahler ed in cui aveva operato precedentemente Carl Wehner, allievo di Boehm e dunque testimone diretto della nuova cultura flautistica che solo sette anni prima De Lorenzo aveva interamente accettato. Dal 1910 e per i seguenti tre anni ebbe l'ingrato e complesso compito di alternarsi nel ruolo solistico con l'eminente Georges Barrère quando quest'ultimo si trovava in tournèe con il suo ensemble. In seguito De Lorenzo occupò altri posti di prestigio nelle orchestre di Minneapolis, Los Angeles (Symphony e Philharmonic Orchestra) e per ultimo a Rochester, perpetuando la volontà di conoscenza ed il desiderio avventuroso di impostare sempre nuovi rapporti con la più ampia società musicale del momento. D'altronde tutta la sua storia artistica e d'apprendimento passava attraverso la gestione di sapienti rapporti di relazioni interpersonali. Ai primi maestri italiani, nei nomi di Giacomo Nigro ed Alfonso Pagnotti della scuola di Emanuele Krakamp, si alternarono svariate personalità internazionali con modi diversi di suonare, di concepire la tradizione, con culture a volte divergenti, ma che modificate e miscelate alchemicamente seppero fornire a De Lorenzo la base su cui costruire il primo esempio di "scuola transnazionale" che proprio in America avrebbe trovato un terreno d'elezione ideale. Durante gli anni 1923-1935 il soggiorno a Rochester lo condusse anche ad accettare la prestigiosa carica di professore di flauto presso la locale "Eastman School of Music" dove applicò la sua metodologia, attenta e precisa, alla perfetta acquisizione della tecnica e la tolleranza più assoluta verso le nuove esigenze espressive come il "vibrato", non ancora in uso abitualmente, o la posizione delle labbra di cui sosteneva l'impostazione "sorridente" rispetto alla variante "languente"proposta da William Kinkaid. Abbiamo testimonianze interessanti delle sue lezioni e del suo dimostrare periodicamente la valenza della propria tecnica virtuosistica, ma certamente il senso più profondo della sua "lezione" è la ricerca di una sonorità ampia adatta alle grandi masse orchestrali, l'allargamento dell'estensione dello strumento e la consapevolezza armonico-verticale richiesta virtualmente anche ad uno strumentista a fiato. Fortunatamente gran parte della metodologia di De Lorenzo fu riversata nei suoi metodi che rappresentano ancor oggi una inesauribile fonte di scoperte sia in relazione all'utilità oggettiva del lavoro proposto e dei possibili risultati che per le anticipazioni che hanno formato la base e la fortuna dei più celebrati metodi del Novecento. Nel 1935, all'età di sessant'anni, De Lorenzo andò in pensione ed aprì una nuova pagina della sua storia dedicandosi completamente alla composizione e alla saggistica relativa al flauto. Durante il suo pellegrinare e per tutta la vita aveva raccolto una straordinaria quantità di informazioni relative al flauto che aveva organizzato in grandi "quaderni" insieme a precisissime annotazioni in un perfetto inglese e dopo essersi ritirato in California con la moglie (la pianista Maude Peterson) si adoperò al fine di scrivere un libro, sullo stile di quello pubblicato, nel 1890, da Richard Shepherd Rockstro, che fornisse oltre ai dettagli tecnici e storici una testimonianza delle conoscenze e rapporti di amicizia che aveva intrattenuto con tutti i più grandi flautisti del mondo e da cui spesso aveva appreso notizie dirette delle vite di personaggi del calibro di Briccialdi, Ciardi, Köhler, Zamperoni, Rabboni ed infiniti altri. L'opera, intitolata "My Complete Story of the Flute" fu completata nel 1947, ma, dopo molte traversie, trovò un editore ed un mecenate disposti alla pubblicazione solo nel 1951. Il libro ebbe successo non solo per la messe di informazioni contenute, ma anche per il panorama offerto del pensiero musicale nella prima metà del secolo attraverso gli occhi di un immigrato la cui formazione nel "Vecchio Mondo" con flauti "vecchio sistema" aveva appena consentito la sfida determinata ad affrontare una prestigiosa carriera in America. La popolarità, già ampiamente posseduta da De Lorenzo, fu ancora accresciuta dalla prima edizione del volume al quale si aggiunsero tre "Addenda" che ora appaiono integrate nella seconda edizione, del 1992, curata dalla "National Flute Association" americana con il valente contributo della Dottoressa Susan Berdahl. Tutto il materiale di ricerca posseduto da De Lorenzo fu donato il 25 ottobre 1953 all'Università della "Southern California" strutturato in "quadernoni", iniziati prima del secolo, e battezzati "la mia enciclopedia del sapere e dell'informazione" che furono aggiornati continuamente fino alla scomparsa di De Lorenzo avvenuta, il 29 luglio 1962 nella sua abitazione, Villa Pan, a Santa Barbara in California.

Gian-Luca Petrucci

BIOGRAPHICAL ASPECTS

De Lorenzo was born on 29 August 1875 in Viggiano near Potenza, in the very heart of the ancient province of Lucania. He began studying the flute at the age of eight and, participating in the glorious tradition of the southern Italian municipal bands, became an itinerant flautist until the age of sixteen, when he departed for the New World, for the first time. In America he found employment at a hotel in Cerulean Springs in Kentucky, but in 1896 he returned to Italy to do his military service in the city of Alessandria. Here heplaved in the military band directed by Giovanni Moranzoni, father of the famous conductor of the New York Metropolitan. It was dwring this period that he began to compose his celebrated 'Hove Grandi Studi'; the work that best illustrates De Lorenzo's lesson in technique and the imposing demands he made of players. After doing his military service, be once again set off on his travels, this time round Italy, Germany, England and even South Africa. In Cape Town, at the age of 25, he obtained his first stable position in an orchestra and in 1903 he switched from his old flute to the modern Boehm instrument. A few years later, in 1907, he returned to Naples to complete his studies, and in that city obtained his diploma at the then highly prestigious Conservatorio. On the strength of his experiences abroad and disillusioned by the Italian musical establishment, in 1909, at the age of 34, he once again set o, ff for the United States. In the following year his worth was finally recognized: he became "first flute" in the New York Philharmonic Orchestra, at the time conducted by Gustav Mahler. One of his predecessors in the orchestra had been Carl Weimer, Boehm's pupi and a direct heir to the new flute culture that De Lorenzo had entirely accepted only seven years previously. From 1910, and for the next three years, he had the thankless and difficult task of alternating in the solo parts with the eminent Georges Barrere when the latter was touring with his ensemble. De Lorenzo went on to occupy other im ortantposts in the orchestras o Minneapolis, Los Angeles (the Symptony and Philharmonic) and m ally Rochester. In pursuing these experiences he was moved by a thirst for knowledge and an adventurous desire to establish new points of contact with contemporary music society. Throughout his training and his artistic career there had occurred a series of propitious personal encounters and personal associations. His firstltalian teachers, Giacomo Nigro and Alfonso Pagnotti (of the school of Emanuele Krakamp), were followed by a host of international personalities, sometimes from widely divergent cultures, each representing a different method of playing and a different approach to tradition. Nevertheless through processes of alchemical transformation and combination, these experiences provided De Lorenzo with a basis on which to found the "trans-national school"; a school that was to find fertile territory in the United States. During the years spent in Rochester (1923-1935) De Lorenzo also accepted the honored post of flute professor at the "Eastman School of Music": here he applied his meticulous and exhaustive methods to the perfect acquisition of technique and to the complete absorption of the newexpressive requirements such as "vibrato" (at the time not customarily used) or the "smiling" embouchure (which he preferred to the "relaxed" variant proposed by William Kinkaid). There are interesting eyewitness accounts of both his lessons and his occasional demonstrations of virtuoso technique. But perhaps the profoundest aspects of his teaching were the search for a broad tone suited to massive orchestral forces, the extension of the instrument's range and the awareness of the harmonic and vertical element required of the wind player. Fortunately, De Lorenzo's approach was well represented in his methods, still today an inexhaustible source of discovery. They stand out not only for their practical utility and for their potential in obtaining results, but also because they include elements that were to form the basis - and the fortunes - of the most celebrated twentieth-century methods. In 1935, at the age of sixty, De Lorenzo retired and embarked on a new stage of his career, dedicating himself entirely to composition and theoretical writings on the flute. In the course of his peregrinations throughout his life he had amassed an extraordinary quantity of information on the instrument which he collected into large note-books with annotations written in hisperfectEnglish. After settling in California with his wife (the pianist Maude Peterson) he set about writing a work in the style of Rockstro. Apart from furnishing technical and historical information, it was also to give a direct account of his encounters and friendships with the greatest flautists in the world, from whom he frequently bad first-hand reports of the lives of such personalities as Briccialdi, Ciardi, Köhler, Zamperoni and Rabboni, to name but a few. The book, entitled "My Complete Story of the Flute"; was completed in 1947; owing to a series of vicissitudes, however, it had to wait until 1951 before it found someone willing to back it and publish it. The success of the book was due not only to the wealth of information included, but also to its unique vision of the musical world in the first half of the twentieth century; a fascinating vision seen through the eyes of an immigrant whose training in the "Old World" using "old system" flutes had been only barely sufficient for the challenge of a great career in America. Although De Lorenzo had already made a name for himself, his popularity increased with the publication of the volume. Three further "Addenda" are now incorporated in the second edition (1992) issued by the National Flute Association and admirably edited by Susan Berdahl of the University of Texas. All of De Lorenzo's research material was donated to the University of Southern California on 25 October 1953. It consisted of large note-books which he had baptized `My Encyclopedia of Knowledge and Information ". They start from before the beginning of the century and were constantly kept up until his death on 29 July 1962 at his house (Villa Pan) in Santa Barbara California.

 Gian-Luca Petrucci